Tanti auguri, MuMble!
Così, di prima istanza, sono queste tre parole che mi vengono in mente. Per la prima volta, dopo anni, sento il bisogno di fare gli auguri ai MuMble, complice anche il fatto che siamo riusciti ad ufficializzare la data di nascita del gruppo, grazie a menti storiche e stoiche, e a pagine ritrovate in rete di un vecchio forum.
Più o meno, le cose andarono cosi: l’otto aprile del 2003, dopo due anni di astinenza dal basso, e dopo due anni di cambiamenti, periodi neri e dubbi, ebbi l’idea di scrivere sul forum del locale che frequentavo da anni, il Velvet. All’epoca, il Velvet era “il” Rock, tutto ciò che lambiva il territorio Sant’Aquilinese aveva l’odore acre delle serate passate a ballare, sudare, spingersi, a ritmo di Rock. Ebbene: l’avventura MuMble partì con queste parole: “Sono stufo di slappare da solo, è giunto il momento di fare l’appello: chi vuole fondare un gruppo con forti attitudini Funky?…” Probabilmente, scrissi queste righe solamente per mettermi la coscienza a posto: non sarebbe stata solo colpa mia se il mio basso avesse continuato ad accumulare polvere, sarebbe stata colpa della mancanza di risposte al mio appello. Immaginatevi quindi lo stupore di leggere la risposta, due giorni dopo, risposta data da uno sconosciuto che si faceva chiamare come un vino: Zibibbo, che non solo accoglieva la mia richiesta, ma mi invitava anche a conoscerci in quel Velvet per me sinonimo di musica e sudore, per parlare di quello che si sarebbe potuto fare insieme. Il tempo di capire che forse il basso sarebbe stato spolverato, e mi ritrovavo, il 30 aprile 2003, accompagnato da due amici, sugli scalini dell’ormai già troppo nominato locale, ad aspettare questo “Zibibbo”. Che arrivò, puntuale (forse la prima è l’unica volta che io l’abbia visto puntuale), con una maglietta con su scritto “ZERO”, a chiedermi se ero ancora deciso di formare un gruppo, perchè lui avrebbe nel frattempo anche contattato il batterista, con il quale ogni tanto strimpellava… 30 aprile 2003, sette anni fa. Sembra una vita intera. Nascevano i MuMble, anche se il nome arrivò molto, molto dopo.
La prima prova, non me ne vogliano i miei compari, ma fu un disastro, alla disperata ricerca di riuscire a terminare “Creep” dei Radiohead; io venivo da un gruppo metal, e quindi per forza maggiore sapevo fare le classiche cose che fanno sembrare fighi i musicisti mediocri: muovere le dita a velocità spasmodiche, magari neanche centrando i tasti, ma tanto è la velocità che conta, e vedevo questo Zibibbo, e il batterista, un ragazzo con la faccia pulita ma che chiaramente stava uscendo da un periodo Punk, di nome Luca, che mi guardavano affascinati. “Creep” fu presto lasciata in cantiere, per passare dopo due prove ad un’altra cover: “Drive”. Io mi stavo chiedendo se fosse il caso di continuare, perchè tutti e tre avevamo una tecnica che rasentava il panico, ma il fatto che Luca stesse prendendo lezioni di batteria, mi fece pensare che forse si trattava solo di macinare prove su prove. Alla terza prova, Zibibbo (che nel frattempo mi svelò il suo vero nome, ovvero Siddharta) portò un suo amico, un certo Mario, presentandomelo come un batterista della madonna che però ultimamente stava anche suonando la chitarra. Mario per me diventò subito la persona di mestiere da seguire, perchè effettivamente, qualsiasi cosa toccava diventava musica, ben presto diventò quindi “il Professore”, oltre che essere, a tutt’oggi, colui a cui penso quando mi chiedo: “giro in bici o studio il basso?” Se la sua immagine nella mia immaginazione prevale, studio il basso, altrimenti mi faccio un giro in bici. Ma non voglio divagare: la formazione era completa, e cosi composta: io al basso, Sid voce e chitarra, Luca batteria, Mario chitarra.
Inutile negare che un altra grossa motivazione nel suonare in un gruppo, almeno per me, era da ricercarsi nella voglia di trovar della figa; col senno di poi, devo ammettere che di figa grazie ai MuMble ne ho trovata poca, ma di altre soddisfazioni me ne sono tolte tante…
Sette anni, quindi, sette anni che hanno cambiato, e lo dico senza mezzi termini, la mia vita. Perchè ben presto, ho capito che Luca, Mario e Sid si conoscevano da tempo, giravano insieme, avevano le stesse amicizie, e quello che io volevo, probabilmente, quell’otto aprile che scrissi sul forum del Velvet, era anche questo: cambiare aria. Fu cosi che mi ritrovai al Boulevard di Misano, presentato alla cricca di amici dei miei compagni di musica, ed abituato com’ero all’algidità delle persone che mi circondavano, capii subito che stava cambiando qualcosa.
Sette anni, dicevo… forse pensai anche, in quei primi momenti di vita nel nuovo gruppo, a quello che sarebbe potuto succedere, ma sicuramente non avrei immaginato cosi tante cose. Impossibile menzionarle tutte, sacrosanto parlare della prima data, allo Yankee’s di Miramare, prima data con un locale pieno di amici (i loro), gente nuova, facce nuove. Io che per la prima volta faccio il cretino sul palco, Sid che manda messaggi subliminali a chissà chi, Luca immobile alla batteria, Mario che suona la chitarra dentro un amplificatore da basso. E la prima data, me la ricordo come se fosse ieri, con quelle persone che mi salutavano per la prima volta, persone che, una ad una, hanno avuto un ruolo nella mia vita di questi sette anni. Tutto ciò che mi circonda oggi, c’era già quella sera. La prima data l’ho sempre paragonata al buttare una palla di neve dalla cima di una montagna, la palla di neve ha cominciato a rotolare, a rotolare, e a raccogliere altra neve, ricordi, momenti belli e momenti brutti, persone nuove, emozioni nuove, amori, delusioni, risate, cazzate, pizze mangiate in compagnia, discussioni scabrose, scoregge in sala prove, l’Isa che ci ha sempre fatto da manager/taccuino vivente, Sid che arriva in ritardo, Luca che dice “Pollege!”, Mario che bestemmia sull’amplificatore, io che mi rompo il ginocchio su un palco, una foto datata 2003 con le nostre fan al Velvet, nella quale con uno splendido sorriso compare colei che ora è parte della mia vita, Silvia, locali semideserti con noi che suoniamo lo stesso due ore, eterne discussioni che finiscono con un nulla di fatto, scazzi personali, vittorie di gruppo, più o meno 10.000 Euro di strumentazione a testa (tranne Sid), l’Eko di Sid, Puzzle, la nostra prima canzone, cannata senza pietà alla prima esecuzione, la vacanza a Simeri Crichi, le inculate dello Show Business, musicisti che sono diventati amici, crescere insieme, musicalmente e personalmente… La palla di neve ora è una valanga, che dentro se ha un pezzo importante della vita di ognuno di noi.
I MuMble ora sono quasi trent’enni, il progetto MuMble ha sette anni, va in seconda elementare. E sono tanti i ringraziamenti che vorrei fare ai miei compagni, e a tutti coloro che almeno una volta sono entrati a far parte di questo mondo. Sono consapevole che nei momenti più bui, tutti noi abbiamo pensato “fra un anno, se non siamo arrivati, facciamo basta”, sapendo però che la cosa è impossibile, perchè i MuMble non sono mai stati solo un gruppo musicale, sono stati e sono ancora oggi molte cose messe insieme, e il mio augurio è di vederci vecchi, ancora più rincoglioniti di oggi, su un palco, con tanta gente, o con poca gente, con tanti cd in attivo o con pochi cd in attivo, conosciuti o ancora sconosciuti, a suonare e a divertirci, pensando a quando, un giorno di aprile, due tizi si incontrarono in un locale per dar vita ad un semplice gruppo musicale, gruppo musicale che però ha cambiato la vita, almeno, dei suoi quattro musicisti.
Auguri, MuMble!