Archivio di aprile 2010

AUGURI, MUMBLE!

venerdì, 30 aprile 2010

Tanti auguri, MuMble!

Così, di prima istanza, sono queste tre parole che mi vengono in mente. Per la prima volta, dopo anni, sento il bisogno di fare gli auguri ai MuMble, complice anche il fatto che siamo riusciti ad ufficializzare la data di nascita del gruppo, grazie a menti storiche e stoiche, e a pagine ritrovate in rete di un vecchio forum.

Più o meno, le cose andarono cosi: l’otto aprile del 2003, dopo due anni di astinenza dal basso, e dopo due anni di cambiamenti, periodi neri e dubbi, ebbi l’idea di scrivere sul forum del locale che frequentavo da anni, il Velvet. All’epoca, il Velvet era “il” Rock, tutto ciò che lambiva il territorio Sant’Aquilinese aveva l’odore acre delle serate passate a ballare, sudare, spingersi, a ritmo di Rock. Ebbene: l’avventura MuMble partì con queste parole: “Sono stufo di slappare da solo, è giunto il momento di fare l’appello: chi vuole fondare un gruppo con forti attitudini Funky?…” Probabilmente, scrissi queste righe solamente per mettermi la coscienza a posto: non sarebbe stata solo colpa mia se il mio basso avesse continuato ad accumulare polvere, sarebbe stata colpa della mancanza di risposte al mio appello. Immaginatevi quindi lo stupore di leggere la risposta, due giorni dopo, risposta data da uno sconosciuto che si faceva chiamare come un vino: Zibibbo, che non solo accoglieva la mia richiesta, ma mi invitava anche a conoscerci in quel Velvet per me sinonimo di musica e sudore, per parlare di quello che si sarebbe potuto fare insieme. Il tempo di capire che forse il basso sarebbe stato spolverato, e mi ritrovavo, il 30 aprile 2003, accompagnato da due amici, sugli scalini dell’ormai già troppo nominato locale, ad aspettare questo “Zibibbo”. Che arrivò, puntuale (forse la prima è l’unica volta che io l’abbia visto puntuale), con una maglietta con su scritto “ZERO”, a chiedermi se ero ancora deciso di formare un gruppo, perchè lui avrebbe nel frattempo anche contattato il batterista, con il quale ogni tanto strimpellava… 30 aprile 2003, sette anni fa. Sembra una vita intera. Nascevano i MuMble, anche se il nome arrivò molto, molto dopo.

La prima prova, non me ne vogliano i miei compari, ma fu un disastro, alla disperata ricerca di riuscire a terminare “Creep” dei Radiohead; io venivo da un gruppo metal, e quindi per forza maggiore sapevo fare le classiche cose che fanno sembrare fighi i musicisti mediocri: muovere le dita a velocità spasmodiche, magari neanche centrando i tasti, ma tanto è la velocità che conta, e vedevo questo Zibibbo, e il batterista, un ragazzo con la faccia pulita ma che chiaramente stava uscendo da un periodo Punk, di nome Luca, che mi guardavano affascinati. “Creep” fu presto lasciata in cantiere, per passare dopo due prove ad un’altra cover: “Drive”. Io mi stavo chiedendo se fosse il caso di continuare, perchè tutti e tre avevamo una tecnica che rasentava il panico, ma il fatto che Luca stesse prendendo lezioni di batteria, mi fece pensare che forse si trattava solo di macinare prove su prove. Alla terza prova, Zibibbo (che nel frattempo mi svelò il suo vero nome, ovvero Siddharta) portò un suo amico, un certo Mario, presentandomelo come un batterista della madonna che però ultimamente stava anche suonando la chitarra. Mario per me diventò subito la persona di mestiere da seguire, perchè effettivamente, qualsiasi cosa toccava diventava musica, ben presto diventò quindi “il Professore”, oltre che essere, a tutt’oggi, colui a cui penso quando mi chiedo: “giro in bici o studio il basso?” Se la sua immagine nella mia immaginazione prevale, studio il basso, altrimenti mi faccio un giro in bici. Ma non voglio divagare: la formazione era completa, e cosi composta: io al basso, Sid voce e chitarra, Luca batteria, Mario chitarra.

Inutile negare che un altra grossa motivazione nel suonare in un gruppo, almeno per me, era da ricercarsi nella voglia di trovar della figa; col senno di poi, devo ammettere che di figa grazie ai MuMble ne ho trovata poca, ma di altre soddisfazioni me ne sono tolte tante…

Sette anni, quindi, sette anni che hanno cambiato, e lo dico senza mezzi termini, la mia vita. Perchè ben presto, ho capito che Luca, Mario e Sid si conoscevano da tempo, giravano insieme, avevano le stesse amicizie, e quello che io volevo, probabilmente, quell’otto aprile che scrissi sul forum del Velvet, era anche questo: cambiare aria. Fu cosi che mi ritrovai al Boulevard di Misano, presentato alla cricca di amici dei miei compagni di musica, ed abituato com’ero all’algidità delle persone che mi circondavano, capii subito che stava cambiando qualcosa.

Sette anni, dicevo… forse pensai anche, in quei primi momenti di vita nel nuovo gruppo, a quello che sarebbe potuto succedere, ma sicuramente non avrei immaginato cosi tante cose. Impossibile menzionarle tutte, sacrosanto parlare della prima data, allo Yankee’s di Miramare, prima data con un locale pieno di amici (i loro), gente nuova, facce nuove. Io che per la prima volta faccio il cretino sul palco, Sid che manda messaggi subliminali a chissà chi, Luca immobile alla batteria, Mario che suona la chitarra dentro un amplificatore da basso. E la prima data, me la ricordo come se fosse ieri, con quelle persone che mi salutavano per la prima volta, persone che, una ad una, hanno avuto un ruolo nella mia vita di questi sette anni. Tutto ciò che mi circonda oggi, c’era già quella sera. La prima data l’ho sempre paragonata al buttare una palla di neve dalla cima di una montagna, la palla di neve ha cominciato a rotolare, a rotolare, e a raccogliere altra neve, ricordi, momenti belli e momenti brutti, persone nuove, emozioni nuove, amori, delusioni, risate, cazzate, pizze mangiate in compagnia, discussioni scabrose, scoregge in sala prove, l’Isa che ci ha sempre fatto da manager/taccuino vivente, Sid che arriva in ritardo, Luca che dice “Pollege!”, Mario che bestemmia sull’amplificatore, io che mi rompo il ginocchio su un palco, una foto datata 2003 con le nostre fan al Velvet, nella quale con uno splendido sorriso compare colei che ora è parte della mia vita, Silvia, locali semideserti con noi che suoniamo lo stesso due ore, eterne discussioni che finiscono con un nulla di fatto, scazzi personali, vittorie di gruppo, più o meno 10.000 Euro di strumentazione a testa (tranne Sid), l’Eko di Sid, Puzzle, la nostra prima canzone, cannata senza pietà alla prima esecuzione, la vacanza a Simeri Crichi, le inculate dello Show Business, musicisti che sono diventati amici, crescere insieme, musicalmente e personalmente… La palla di neve ora è una valanga, che dentro se ha un pezzo importante della vita di ognuno di noi.

I MuMble ora sono quasi trent’enni, il progetto MuMble ha sette anni, va in seconda elementare. E sono tanti i ringraziamenti che vorrei fare ai miei compagni, e a tutti coloro che almeno una volta sono entrati a far parte di questo mondo. Sono consapevole che nei momenti più bui, tutti noi abbiamo pensato “fra un anno, se non siamo arrivati, facciamo basta”, sapendo però che la cosa è impossibile, perchè i MuMble non sono mai stati solo un gruppo musicale, sono stati e sono ancora oggi molte cose messe insieme, e il mio augurio è di vederci vecchi, ancora più rincoglioniti di oggi, su un palco, con tanta gente, o con poca gente, con tanti cd in attivo o con pochi cd in attivo, conosciuti o ancora sconosciuti, a suonare e a divertirci, pensando a quando, un giorno di aprile, due tizi si incontrarono in un locale per dar vita ad un semplice gruppo musicale, gruppo musicale che però ha cambiato la vita, almeno, dei suoi quattro musicisti.

Auguri, MuMble!

Concerto ACLI Urbino – 14-04-’10

venerdì, 16 aprile 2010

Se siete quella minoranza della gente che ogni tanto butta un occhio al Diario di Bordo dei MuMble, vi sarà capitato senz’altro, qualche volta, di leggere di serate particolarmente strane, surreali, dove il fatto musicale in se per se conta poco, vuoi dal punto di vista qualitativo, vuoi perché effettivamente ci sia poco da raccontare, ma dove ciò che succede a contorno del concerto, è la vera cosa interessante di cui parlare.

Ecco, questo è stato il concerto al Circolo ACLI di Urbino. Concerto rimandato la prima volta per neve, la seconda volta per tubatura dell’acqua rotta. Già qui si dovrebbe capire che una data potrebbe volgere allo strano, ostinarsi può solo dar vita ad un qualcosa di ulteriormente strano. Arriviamo in loco dopo un viaggio di un’ora nell’entroterra marchigiano, fino ad arrivare nell’affollata città universitaria verso le 19.00. Ad aspettarci, i titolari del Circolo ACLI, che ci fanno entrare in piena zona ZTL per scaricare la strumentazione. Un po’ preoccupati dalla presenza di vigili, iniziamo l’allegra trafila del montaggio del palco, terminato il quale andiamo a parcheggiare le macchine ai piedi della città, con successivo scarpinamento in salita che ci fa tirar fuori lingua e polmoni. Mario è un po’ debilitato dalla giornata lavorativa, e noi ne approfittiamo per picchiarlo e prenderlo per il culo. Il locale è carino, ma ha un rimbombo impressionante, Mario ovviamente parte positivo: “Bastano dieci persone per attutire l’eco”. Ecco, dieci persone…

Ci rendiamo conto, dopo la prova suoni, che non siamo a Rimini dove tutto è sempre aperto, e che per mangiare avremmo dovuto pensarci prima, Alla disperata ricerca di cibo arriviamo in una pizzeria al taglio in pieno stile universitario: studenti Erasmus, ragazzi con l’immancabile tracolla e giacca marrone, pizze a basso costo e buonissime. Con un po’ di nostalgia di quando anche io potevo svegliarmi la mattina con il solo pensiero di inventarmi una scusa plausibile per non andare a lezione, finisco la mia pizza, ed insieme al gruppo decidiamo, essendo ormai le dieci, di tornare in sede. Qui iniziamo a presagire qualcosa: la città non è poi cosi piena, ed il vicolo all’interno del quale è contenuto l’ACLI (chiedo scusa al mondo intero per la sintassi paraboleggiante) è vuoto come la materia oscura. Apriamo la porta e… ed effettivamente non c’è l’anima del cazzo di nessuno.

A questo punto, però, inizia la parte surreale. Ben presto, mentre siamo occupati a tranquillizzarci a vicenda che qualcuno entrerà, fa la sua apparizione Shelby: un ragazzo californiano di pressapoco 35 anni, completamente ubriaco, o forse proprio partito di melone di suo, che vocifera di voler fare uno spettacolo visionario, dove lui “swfiuuu!”, entra dalla porta e “swfiuuu!”, si nasconde in bagno, dopo “swfiuuu!”, riesce e dice una poesia, ed ancora “swfiuuu!” canta una canzone. Noi ci guardiamo basiti, e iniziamo a pensare che forse sarà una serata particolare. Guardando noi, si limita a ricordarci che “Il Rock’N'Roll è un cane morto”.

Sid prende la chitarra acustica di Mario, accenna qualche nota, io prendo il mio iPhone e ci suono su con un Synth. Mario mi viene dietro con il suo iPhone, che ha una batteria elettronica. Facciamo una jam session di musica espressionista post wave after punk o cos’altro, e Shelby ne approfitta per cantare una sua canzone presumo inventata li per li. La serata decolla. Inizia a raccontarci la sua vita, di aver capito che l’Italia è un paese bellissimo, dove sono tutti pazzi e dove l’importante è fare i criminali che tanto al massimo ti fai un anno di galera, poi prende la chitarra e ci suona due sue hit, in un meraviglioso american-italian con una tecnica che rasenta la paranoia musicale, dove racconta ulteriormente la sua storia. Sembra un reduce degli anni ‘70, noi siamo con le lacrime agli occhi dal ridere. Ma non basta. Guarda me, e consiglia agli altri del gruppo di lasciarmi, finalmente, le redini artistiche dei MuMble, perché io sono pazzo, sono “l’incrocio tra De andrè e fucking John Lennon”. Finalmente uno che capisce la mia superiorità. Breve pausa sigaretta e ritorna, con una chicca filosofica che però per davvero è bella e profonda. Raccontandoci di essere, in California, nato da una famiglia benestante, ed essersi quindi potuto permettere di fare la vita da hippie in Italia, ci dice di “aver vinto la lotteria della genetica”. Assolutamente meraviglioso. Inutile dire che ormai pensiamo di non suonare, non essendoci ancora anima viva, ma veniamo d’improvviso invitati dal gestore ad attaccare con la musica. Un po’ interdetti, partiamo a caso, e un capannello di una ventina di persone, effettivamente, arriva. Non avendo praticamente fatto scaletta, chiediamo al pubblico, di volta in volta, di scegliere le canzoni da suonare. A fine concerto, il gestore ci dirà che di solito, il mercoledì, non si entra da quanta gente c’è. Evviva.

Come dicevo ad inizio racconto, il fatto musicale in se per se non interessa questa volta, e quindi vi basti sapere che abbiamo suonato per un’ora e un po’, in uno dei concerti più surreali della nostra vita.

A botta fredda, devo ammettere si sia trattato di una delle più divertenti serate MuMble della storia, un po’ deprimente dal punto di vista del pubblico, ma assolutamente da ricordare per tutto il resto. Onore a Shelby, ed alla sua vita da cazzone hippie in cerca di “luce”!

Cesto