Concerto ACLI Urbino – 14-04-’10

Se siete quella minoranza della gente che ogni tanto butta un occhio al Diario di Bordo dei MuMble, vi sarà capitato senz’altro, qualche volta, di leggere di serate particolarmente strane, surreali, dove il fatto musicale in se per se conta poco, vuoi dal punto di vista qualitativo, vuoi perché effettivamente ci sia poco da raccontare, ma dove ciò che succede a contorno del concerto, è la vera cosa interessante di cui parlare.

Ecco, questo è stato il concerto al Circolo ACLI di Urbino. Concerto rimandato la prima volta per neve, la seconda volta per tubatura dell’acqua rotta. Già qui si dovrebbe capire che una data potrebbe volgere allo strano, ostinarsi può solo dar vita ad un qualcosa di ulteriormente strano. Arriviamo in loco dopo un viaggio di un’ora nell’entroterra marchigiano, fino ad arrivare nell’affollata città universitaria verso le 19.00. Ad aspettarci, i titolari del Circolo ACLI, che ci fanno entrare in piena zona ZTL per scaricare la strumentazione. Un po’ preoccupati dalla presenza di vigili, iniziamo l’allegra trafila del montaggio del palco, terminato il quale andiamo a parcheggiare le macchine ai piedi della città, con successivo scarpinamento in salita che ci fa tirar fuori lingua e polmoni. Mario è un po’ debilitato dalla giornata lavorativa, e noi ne approfittiamo per picchiarlo e prenderlo per il culo. Il locale è carino, ma ha un rimbombo impressionante, Mario ovviamente parte positivo: “Bastano dieci persone per attutire l’eco”. Ecco, dieci persone…

Ci rendiamo conto, dopo la prova suoni, che non siamo a Rimini dove tutto è sempre aperto, e che per mangiare avremmo dovuto pensarci prima, Alla disperata ricerca di cibo arriviamo in una pizzeria al taglio in pieno stile universitario: studenti Erasmus, ragazzi con l’immancabile tracolla e giacca marrone, pizze a basso costo e buonissime. Con un po’ di nostalgia di quando anche io potevo svegliarmi la mattina con il solo pensiero di inventarmi una scusa plausibile per non andare a lezione, finisco la mia pizza, ed insieme al gruppo decidiamo, essendo ormai le dieci, di tornare in sede. Qui iniziamo a presagire qualcosa: la città non è poi cosi piena, ed il vicolo all’interno del quale è contenuto l’ACLI (chiedo scusa al mondo intero per la sintassi paraboleggiante) è vuoto come la materia oscura. Apriamo la porta e… ed effettivamente non c’è l’anima del cazzo di nessuno.

A questo punto, però, inizia la parte surreale. Ben presto, mentre siamo occupati a tranquillizzarci a vicenda che qualcuno entrerà, fa la sua apparizione Shelby: un ragazzo californiano di pressapoco 35 anni, completamente ubriaco, o forse proprio partito di melone di suo, che vocifera di voler fare uno spettacolo visionario, dove lui “swfiuuu!”, entra dalla porta e “swfiuuu!”, si nasconde in bagno, dopo “swfiuuu!”, riesce e dice una poesia, ed ancora “swfiuuu!” canta una canzone. Noi ci guardiamo basiti, e iniziamo a pensare che forse sarà una serata particolare. Guardando noi, si limita a ricordarci che “Il Rock’N'Roll è un cane morto”.

Sid prende la chitarra acustica di Mario, accenna qualche nota, io prendo il mio iPhone e ci suono su con un Synth. Mario mi viene dietro con il suo iPhone, che ha una batteria elettronica. Facciamo una jam session di musica espressionista post wave after punk o cos’altro, e Shelby ne approfitta per cantare una sua canzone presumo inventata li per li. La serata decolla. Inizia a raccontarci la sua vita, di aver capito che l’Italia è un paese bellissimo, dove sono tutti pazzi e dove l’importante è fare i criminali che tanto al massimo ti fai un anno di galera, poi prende la chitarra e ci suona due sue hit, in un meraviglioso american-italian con una tecnica che rasenta la paranoia musicale, dove racconta ulteriormente la sua storia. Sembra un reduce degli anni ‘70, noi siamo con le lacrime agli occhi dal ridere. Ma non basta. Guarda me, e consiglia agli altri del gruppo di lasciarmi, finalmente, le redini artistiche dei MuMble, perché io sono pazzo, sono “l’incrocio tra De andrè e fucking John Lennon”. Finalmente uno che capisce la mia superiorità. Breve pausa sigaretta e ritorna, con una chicca filosofica che però per davvero è bella e profonda. Raccontandoci di essere, in California, nato da una famiglia benestante, ed essersi quindi potuto permettere di fare la vita da hippie in Italia, ci dice di “aver vinto la lotteria della genetica”. Assolutamente meraviglioso. Inutile dire che ormai pensiamo di non suonare, non essendoci ancora anima viva, ma veniamo d’improvviso invitati dal gestore ad attaccare con la musica. Un po’ interdetti, partiamo a caso, e un capannello di una ventina di persone, effettivamente, arriva. Non avendo praticamente fatto scaletta, chiediamo al pubblico, di volta in volta, di scegliere le canzoni da suonare. A fine concerto, il gestore ci dirà che di solito, il mercoledì, non si entra da quanta gente c’è. Evviva.

Come dicevo ad inizio racconto, il fatto musicale in se per se non interessa questa volta, e quindi vi basti sapere che abbiamo suonato per un’ora e un po’, in uno dei concerti più surreali della nostra vita.

A botta fredda, devo ammettere si sia trattato di una delle più divertenti serate MuMble della storia, un po’ deprimente dal punto di vista del pubblico, ma assolutamente da ricordare per tutto il resto. Onore a Shelby, ed alla sua vita da cazzone hippie in cerca di “luce”!

Cesto

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