Release Party “Non Sono Reale RMX” With Curliez – Casa Pomposa – 04-06-’10

10 giugno 2010

Questa pagina del Diario di Bordo è in condivisione tra due gruppi musicali; i MuMble ed i Curliez. MuMble e Curliez infatti, con il sottoscritto al basso, si sono alternati in quella che è stato il (mio) primo doppio live, in quella che è stata una serata veramente fenomenale, sotto molti punti di vista. Motivo del doppio concerto,in Casa Pomposa tra l’altro, una succulenta novità in salsa mumblesca: il release party del nostro primo ep di inediti: Please Mind the RMX, ep nel quale sei tra i Djs più in palla della Riviera Romagnola hanno messo le loro manine viniliche sulla nostra “Non Sono Reale”, rendendola di volta in volta Techno House, DnB, Minimal, e via dicendo. Un lavoro veramente molto interessante, per il quale su queste pagine mediatiche voglio esprimere la mia più sincera gratitudine a tutti e sei i ragazzi (ma anche all’unica ragazza) che hanno accettato la “sfida”. Per essere una festa degna, si è deciso quindi di fare un doppio live, con ovviamente i MuMble, ma anche con i Curliez, alla loro terza data. Di solito, chi suona, sa che solo dopo i tre live un gruppo si può veramente definire attivo. Beh, siamo attivi. Dopo i live, prenderanno la parola i Djs, con i loro dj set. Insomma, una serata figa. Come se non bastasse, durante il live mumblesco, verrano eseguite le riprese di “Please Mind the Funk”, unico brano inedito del nuovo ep.

Insomma: i MuMble hanno fatto uscire l’anno scorso un ep chiamato “Please Mind the Funk”, nel quale non c’era la canzone “Please Mind the Funk” ma c’era “Non Sono Reale”, che è l’unica canzone mixata contenuta nell’ep chiamato “Please Mind the RMX”, che però al suo interno ha la canzone chiamata “Please Mind the Funk”, canzone della quale faremo il video. Il Marketing bello e diretto a noi ci fa una sega. A due mani.

Per quanto riguarda i Curliez, si è deciso di portare sul palco praticamente solo canzoni nuove, e la cover di “Non Sono Reale”, per testarle sulla gente, in vista di un prossimo lavoro su microsolco.

Montaggio palco e affini vanno via che è un piacere, Sid porta le magliette “Fuck the Pigeon”, Diego e Luca montano la batteria, Silvia e Rosy si truccano, Mario ed io montiamo la nostra strumentazione. Tutto molto pollege, il bello di suonare tra amici è che non devi avere il magone per la tua roba sul palco, personalmente poi, conoscevo entrambi i bassisti: io ed io, quindi ero ancora più rilassato.

L’ottima Casa Pomposa ci crea magicamente dei piatti di pasta fredda, che divoriamo annaffiati da birra, mentre un cagnolino sfrutta il suo sguardo lacrimoso per arraffare qualche maccherone da noi altri.

Finita la lauta cena, noi MuMble iniziamo le riprese del video: attacchiamo i jack, avvitiamo i piatti della batteria, insomma recitiamo le classiche scene pre-concerto. Iniziamo infine la prova suoni, prima MuMble e poi Curliez. I miei unici problemi della serata arrivano ora: mi rendo infatti conto che la potenza della mia strumentazione non è abbastanza per poter uscire dal palco come vorrei. Gli unici altri live fatti con i Curliez vedevano infatti la presenza di una bella amplificazione esterna, che qui non ho, fatta eccezione per due casse. Sprango al massimo testa e cassa, che infatti a fine serata presenteranno il conto, mentre ora sono io che sto aspettando il conto del tecnico.

Breve riposo, saluti ad amici vari che nel frattempo arrivano a frotte, e si parte!

Live 1: Curliez!

Il Palco della Pomposa, da sempre, è un palco difficile: si sente poco e se non si è più che affiatati si fa fatica a capirsi. Ed è questo quello che succede nelle prime due canzoni: le ragazze non sentono me, io non sento loro, ed in questo modo, suonare è davvero tanto faticoso. Vedo gli sguardi di Rosy e Silvia piantati sulla spia, come a voler succhiare tutto il suono (con relativa nota guida) proveniente da li; per fortuna, e lo dico col cuore in mano, anche se magari con poca attività live (di Curliez) alle spalle, riescono magnificamente a trovare il bandolo della matassa, anche se a fatica. Il vero concerto parte solo alla terza canzone: ci sciogliamo e iniziamo a rodare, peccato che però tutto finisca subito. Il finale con “Sefora” è il classico mix di culi sculettanti che amiamo vedere da parte del pubblico. A fine serata, molti saranno i complimenti, anche da persone che effettivamente si sono rese conto delle difficoltà iniziali. Grazie ricci!

Live 2: MuMble!

Si parte solo dopo che i nostri registi hanno finito di prendere le misure con luci e ombre, e si capisce subito che sarà uno dei concerti più belli di sempre: la gente, rinvigorita dal fatto che si sta girando un video, inizia a pogare, ballare, alzare le mani al cielo: insomma, tutte cose che su un palco ti gasano come vincere al Superenalotto. Le canzoni vanno via una dietro l’altra, il sudore inizia a grondare, e noi a snocciolare quelle che sono le nostre pietre miliari: “Fuga”, “Non Sono Reale”, “Signori X”… Meraviglioso il pogo della gente, che ci fa sentire in un club newyorkese degli anni ‘90, con un gruppo HardCore a suonare su di un palco ad altezza terra. Meraviglioso.

Inutile dire che il concerto finisce immediatamente, anche se in verità è passata un’ora, ed io mi ritrovo fradicio e felice a far partire un feedback dal mio basso.

Di solito non lo faccio, ma a questo giro mi sento in dovere di ringraziare ogni singola persona che ha preso parte alla serata, i miei due gruppi, di amici (con annessa morosa) prima ancora che di musicisti, i ragazzi della Pomposa, a quelli di Stop Records, a chi ha pogato, ai Djs, ai registi del video e a tutte le persone che dopo i concerti si sono fermate a dare consigli e pareri sulla musica fatta. A fine serata mi trovo a ricaricare la macchina mentre la cassa in quattro dei Djs sta facendo il suo lavoro. Di mio, la soddisfazione di aver suonato della gran bella musica, con i Curliez prima, e con i MuMble dopo.

Concerto Fuzz – Pesaro – 08-05-’10

10 maggio 2010

Devo trovare il modo di farmi venire un’idea, perché scrivere il Diario di Bordo di un concerto durato quattro canzoni, fatto in una serata dedicata ai Cure, (che ci ha visto per l’occasione portare on stage la cover funkeggiante di “Lullaby”) su un palco dove il minimalismo l’ha fatta da padrone (io praticamente senza amplificatore, avendo un Laney da 2 watt, e Mario che per la prima volta in sette anni ha sostanzialmente suonato senza effetti, non essendoci motivo di usarli), è abbastanza difficile. Quale splendida occasione quindi può essere questa per parlare di quanto sia buona una piadina sfogliata (e non me ne vogliano i puristi della piada) mangiata in riva al mare?

Ecco, si, potrei scrivere solo della piadina, ma forse non vi interesserebbe, allora spendo anche due parole sul live: breve ed estremamente matto: Sid cantando infila la testa sotto le mie gambe, ed insieme mimiamo un amplesso animalesco, il mio Laney era praticamente un auto-distorsore analogico, io e Mario ci siamo divertiti a fare i cretini metalloni sul palco, Luca era vestito come un tavolo dell’American Graffiti.

Tutto sommato, a volte, la serata è divertente di suo, anche se a livello musicale non succede nulla di indimenticabile, quindi la serata di sabato al Fuzz di Pesaro è stata solamente una serata divertente passata tra un gruppo di musicisti/amici e rispettive morose, a parlare di tutto e di niente, con la parentesi di un concertino niente male che non ha cambiato la vita a nessuno. Ed io candidamente aggiungo: scusate se è poco!



AUGURI, MUMBLE!

30 aprile 2010

Tanti auguri, MuMble!

Così, di prima istanza, sono queste tre parole che mi vengono in mente. Per la prima volta, dopo anni, sento il bisogno di fare gli auguri ai MuMble, complice anche il fatto che siamo riusciti ad ufficializzare la data di nascita del gruppo, grazie a menti storiche e stoiche, e a pagine ritrovate in rete di un vecchio forum.

Più o meno, le cose andarono cosi: l’otto aprile del 2003, dopo due anni di astinenza dal basso, e dopo due anni di cambiamenti, periodi neri e dubbi, ebbi l’idea di scrivere sul forum del locale che frequentavo da anni, il Velvet. All’epoca, il Velvet era “il” Rock, tutto ciò che lambiva il territorio Sant’Aquilinese aveva l’odore acre delle serate passate a ballare, sudare, spingersi, a ritmo di Rock. Ebbene: l’avventura MuMble partì con queste parole: “Sono stufo di slappare da solo, è giunto il momento di fare l’appello: chi vuole fondare un gruppo con forti attitudini Funky?…” Probabilmente, scrissi queste righe solamente per mettermi la coscienza a posto: non sarebbe stata solo colpa mia se il mio basso avesse continuato ad accumulare polvere, sarebbe stata colpa della mancanza di risposte al mio appello. Immaginatevi quindi lo stupore di leggere la risposta, due giorni dopo, risposta data da uno sconosciuto che si faceva chiamare come un vino: Zibibbo, che non solo accoglieva la mia richiesta, ma mi invitava anche a conoscerci in quel Velvet per me sinonimo di musica e sudore, per parlare di quello che si sarebbe potuto fare insieme. Il tempo di capire che forse il basso sarebbe stato spolverato, e mi ritrovavo, il 30 aprile 2003, accompagnato da due amici, sugli scalini dell’ormai già troppo nominato locale, ad aspettare questo “Zibibbo”. Che arrivò, puntuale (forse la prima è l’unica volta che io l’abbia visto puntuale), con una maglietta con su scritto “ZERO”, a chiedermi se ero ancora deciso di formare un gruppo, perchè lui avrebbe nel frattempo anche contattato il batterista, con il quale ogni tanto strimpellava… 30 aprile 2003, sette anni fa. Sembra una vita intera. Nascevano i MuMble, anche se il nome arrivò molto, molto dopo.

La prima prova, non me ne vogliano i miei compari, ma fu un disastro, alla disperata ricerca di riuscire a terminare “Creep” dei Radiohead; io venivo da un gruppo metal, e quindi per forza maggiore sapevo fare le classiche cose che fanno sembrare fighi i musicisti mediocri: muovere le dita a velocità spasmodiche, magari neanche centrando i tasti, ma tanto è la velocità che conta, e vedevo questo Zibibbo, e il batterista, un ragazzo con la faccia pulita ma che chiaramente stava uscendo da un periodo Punk, di nome Luca, che mi guardavano affascinati. “Creep” fu presto lasciata in cantiere, per passare dopo due prove ad un’altra cover: “Drive”. Io mi stavo chiedendo se fosse il caso di continuare, perchè tutti e tre avevamo una tecnica che rasentava il panico, ma il fatto che Luca stesse prendendo lezioni di batteria, mi fece pensare che forse si trattava solo di macinare prove su prove. Alla terza prova, Zibibbo (che nel frattempo mi svelò il suo vero nome, ovvero Siddharta) portò un suo amico, un certo Mario, presentandomelo come un batterista della madonna che però ultimamente stava anche suonando la chitarra. Mario per me diventò subito la persona di mestiere da seguire, perchè effettivamente, qualsiasi cosa toccava diventava musica, ben presto diventò quindi “il Professore”, oltre che essere, a tutt’oggi, colui a cui penso quando mi chiedo: “giro in bici o studio il basso?” Se la sua immagine nella mia immaginazione prevale, studio il basso, altrimenti mi faccio un giro in bici. Ma non voglio divagare: la formazione era completa, e cosi composta: io al basso, Sid voce e chitarra, Luca batteria, Mario chitarra.

Inutile negare che un altra grossa motivazione nel suonare in un gruppo, almeno per me, era da ricercarsi nella voglia di trovar della figa; col senno di poi, devo ammettere che di figa grazie ai MuMble ne ho trovata poca, ma di altre soddisfazioni me ne sono tolte tante…

Sette anni, quindi, sette anni che hanno cambiato, e lo dico senza mezzi termini, la mia vita. Perchè ben presto, ho capito che Luca, Mario e Sid si conoscevano da tempo, giravano insieme, avevano le stesse amicizie, e quello che io volevo, probabilmente, quell’otto aprile che scrissi sul forum del Velvet, era anche questo: cambiare aria. Fu cosi che mi ritrovai al Boulevard di Misano, presentato alla cricca di amici dei miei compagni di musica, ed abituato com’ero all’algidità delle persone che mi circondavano, capii subito che stava cambiando qualcosa.

Sette anni, dicevo… forse pensai anche, in quei primi momenti di vita nel nuovo gruppo, a quello che sarebbe potuto succedere, ma sicuramente non avrei immaginato cosi tante cose. Impossibile menzionarle tutte, sacrosanto parlare della prima data, allo Yankee’s di Miramare, prima data con un locale pieno di amici (i loro), gente nuova, facce nuove. Io che per la prima volta faccio il cretino sul palco, Sid che manda messaggi subliminali a chissà chi, Luca immobile alla batteria, Mario che suona la chitarra dentro un amplificatore da basso. E la prima data, me la ricordo come se fosse ieri, con quelle persone che mi salutavano per la prima volta, persone che, una ad una, hanno avuto un ruolo nella mia vita di questi sette anni. Tutto ciò che mi circonda oggi, c’era già quella sera. La prima data l’ho sempre paragonata al buttare una palla di neve dalla cima di una montagna, la palla di neve ha cominciato a rotolare, a rotolare, e a raccogliere altra neve, ricordi, momenti belli e momenti brutti, persone nuove, emozioni nuove, amori, delusioni, risate, cazzate, pizze mangiate in compagnia, discussioni scabrose, scoregge in sala prove, l’Isa che ci ha sempre fatto da manager/taccuino vivente, Sid che arriva in ritardo, Luca che dice “Pollege!”, Mario che bestemmia sull’amplificatore, io che mi rompo il ginocchio su un palco, una foto datata 2003 con le nostre fan al Velvet, nella quale con uno splendido sorriso compare colei che ora è parte della mia vita, Silvia, locali semideserti con noi che suoniamo lo stesso due ore, eterne discussioni che finiscono con un nulla di fatto, scazzi personali, vittorie di gruppo, più o meno 10.000 Euro di strumentazione a testa (tranne Sid), l’Eko di Sid, Puzzle, la nostra prima canzone, cannata senza pietà alla prima esecuzione, la vacanza a Simeri Crichi, le inculate dello Show Business, musicisti che sono diventati amici, crescere insieme, musicalmente e personalmente… La palla di neve ora è una valanga, che dentro se ha un pezzo importante della vita di ognuno di noi.

I MuMble ora sono quasi trent’enni, il progetto MuMble ha sette anni, va in seconda elementare. E sono tanti i ringraziamenti che vorrei fare ai miei compagni, e a tutti coloro che almeno una volta sono entrati a far parte di questo mondo. Sono consapevole che nei momenti più bui, tutti noi abbiamo pensato “fra un anno, se non siamo arrivati, facciamo basta”, sapendo però che la cosa è impossibile, perchè i MuMble non sono mai stati solo un gruppo musicale, sono stati e sono ancora oggi molte cose messe insieme, e il mio augurio è di vederci vecchi, ancora più rincoglioniti di oggi, su un palco, con tanta gente, o con poca gente, con tanti cd in attivo o con pochi cd in attivo, conosciuti o ancora sconosciuti, a suonare e a divertirci, pensando a quando, un giorno di aprile, due tizi si incontrarono in un locale per dar vita ad un semplice gruppo musicale, gruppo musicale che però ha cambiato la vita, almeno, dei suoi quattro musicisti.

Auguri, MuMble!

Concerto ACLI Urbino – 14-04-’10

16 aprile 2010

Se siete quella minoranza della gente che ogni tanto butta un occhio al Diario di Bordo dei MuMble, vi sarà capitato senz’altro, qualche volta, di leggere di serate particolarmente strane, surreali, dove il fatto musicale in se per se conta poco, vuoi dal punto di vista qualitativo, vuoi perché effettivamente ci sia poco da raccontare, ma dove ciò che succede a contorno del concerto, è la vera cosa interessante di cui parlare.

Ecco, questo è stato il concerto al Circolo ACLI di Urbino. Concerto rimandato la prima volta per neve, la seconda volta per tubatura dell’acqua rotta. Già qui si dovrebbe capire che una data potrebbe volgere allo strano, ostinarsi può solo dar vita ad un qualcosa di ulteriormente strano. Arriviamo in loco dopo un viaggio di un’ora nell’entroterra marchigiano, fino ad arrivare nell’affollata città universitaria verso le 19.00. Ad aspettarci, i titolari del Circolo ACLI, che ci fanno entrare in piena zona ZTL per scaricare la strumentazione. Un po’ preoccupati dalla presenza di vigili, iniziamo l’allegra trafila del montaggio del palco, terminato il quale andiamo a parcheggiare le macchine ai piedi della città, con successivo scarpinamento in salita che ci fa tirar fuori lingua e polmoni. Mario è un po’ debilitato dalla giornata lavorativa, e noi ne approfittiamo per picchiarlo e prenderlo per il culo. Il locale è carino, ma ha un rimbombo impressionante, Mario ovviamente parte positivo: “Bastano dieci persone per attutire l’eco”. Ecco, dieci persone…

Ci rendiamo conto, dopo la prova suoni, che non siamo a Rimini dove tutto è sempre aperto, e che per mangiare avremmo dovuto pensarci prima, Alla disperata ricerca di cibo arriviamo in una pizzeria al taglio in pieno stile universitario: studenti Erasmus, ragazzi con l’immancabile tracolla e giacca marrone, pizze a basso costo e buonissime. Con un po’ di nostalgia di quando anche io potevo svegliarmi la mattina con il solo pensiero di inventarmi una scusa plausibile per non andare a lezione, finisco la mia pizza, ed insieme al gruppo decidiamo, essendo ormai le dieci, di tornare in sede. Qui iniziamo a presagire qualcosa: la città non è poi cosi piena, ed il vicolo all’interno del quale è contenuto l’ACLI (chiedo scusa al mondo intero per la sintassi paraboleggiante) è vuoto come la materia oscura. Apriamo la porta e… ed effettivamente non c’è l’anima del cazzo di nessuno.

A questo punto, però, inizia la parte surreale. Ben presto, mentre siamo occupati a tranquillizzarci a vicenda che qualcuno entrerà, fa la sua apparizione Shelby: un ragazzo californiano di pressapoco 35 anni, completamente ubriaco, o forse proprio partito di melone di suo, che vocifera di voler fare uno spettacolo visionario, dove lui “swfiuuu!”, entra dalla porta e “swfiuuu!”, si nasconde in bagno, dopo “swfiuuu!”, riesce e dice una poesia, ed ancora “swfiuuu!” canta una canzone. Noi ci guardiamo basiti, e iniziamo a pensare che forse sarà una serata particolare. Guardando noi, si limita a ricordarci che “Il Rock’N'Roll è un cane morto”.

Sid prende la chitarra acustica di Mario, accenna qualche nota, io prendo il mio iPhone e ci suono su con un Synth. Mario mi viene dietro con il suo iPhone, che ha una batteria elettronica. Facciamo una jam session di musica espressionista post wave after punk o cos’altro, e Shelby ne approfitta per cantare una sua canzone presumo inventata li per li. La serata decolla. Inizia a raccontarci la sua vita, di aver capito che l’Italia è un paese bellissimo, dove sono tutti pazzi e dove l’importante è fare i criminali che tanto al massimo ti fai un anno di galera, poi prende la chitarra e ci suona due sue hit, in un meraviglioso american-italian con una tecnica che rasenta la paranoia musicale, dove racconta ulteriormente la sua storia. Sembra un reduce degli anni ‘70, noi siamo con le lacrime agli occhi dal ridere. Ma non basta. Guarda me, e consiglia agli altri del gruppo di lasciarmi, finalmente, le redini artistiche dei MuMble, perché io sono pazzo, sono “l’incrocio tra De andrè e fucking John Lennon”. Finalmente uno che capisce la mia superiorità. Breve pausa sigaretta e ritorna, con una chicca filosofica che però per davvero è bella e profonda. Raccontandoci di essere, in California, nato da una famiglia benestante, ed essersi quindi potuto permettere di fare la vita da hippie in Italia, ci dice di “aver vinto la lotteria della genetica”. Assolutamente meraviglioso. Inutile dire che ormai pensiamo di non suonare, non essendoci ancora anima viva, ma veniamo d’improvviso invitati dal gestore ad attaccare con la musica. Un po’ interdetti, partiamo a caso, e un capannello di una ventina di persone, effettivamente, arriva. Non avendo praticamente fatto scaletta, chiediamo al pubblico, di volta in volta, di scegliere le canzoni da suonare. A fine concerto, il gestore ci dirà che di solito, il mercoledì, non si entra da quanta gente c’è. Evviva.

Come dicevo ad inizio racconto, il fatto musicale in se per se non interessa questa volta, e quindi vi basti sapere che abbiamo suonato per un’ora e un po’, in uno dei concerti più surreali della nostra vita.

A botta fredda, devo ammettere si sia trattato di una delle più divertenti serate MuMble della storia, un po’ deprimente dal punto di vista del pubblico, ma assolutamente da ricordare per tutto il resto. Onore a Shelby, ed alla sua vita da cazzone hippie in cerca di “luce”!

Cesto

Concerto al Velvet – 20-03-’10

24 marzo 2010

Ogni volta che mi ritrovo a scrivere una paginetta del Diario di Bordo dei MuMble, varie domande mi passano per la testa: “vuoi che ci sia davvero della gente interessata a leggere queste righe?”, “scrivo un qualcosa di più emozionale, o mi limito a raccontare quello che ho vissuto?”, “perchè non mi pagano per fare questo?”, e via dicendo. Ogni volta che mi ritrovo a scrivere una paginetta di questo Diario di Bordo, mi rendo conto che i concerti sono sostanzialmente tutti uguali: si arriva nel posto dove si deve suonare, si monta, si fa la prova suoni, si cazzeggia prima dell’inizio del concerto, se ho culo si fa qualche patacata che così poi io posso raccontare in questa sede, poi si suona, si smonta, e si torna a casa. Sempre uguale.

Poi però ci sono delle eccezioni: tipo a volte può succedere che si suoni in un locale storico come il Velvet di Rimini, oppure, che so, può capitare che il batterista non ci sia per motivi vari ed eventuali , e che quindi il concerto sia particolare perchè preveda la momentanea sostituzione di un membro del gruppo. Immaginatevi quindi quale eccezione è aver affrontato un concerto al Velvet, con alla batteria non il nostro Luca, ma un degno sostituto: Andrea Muccioli, che ha appunto preso il posto del nostro batteraio titolare momentaneamente assente per motivi di sciolina.

In effetti, quello di cui vi sto parlando. È stato un concerto realmente interessante, curioso, ed estremamente adrenalinico e coinvolgente, e per raccontarlo non ci vorrebbero mille pagine, per una serie di motivi, tra cui appunto una nuova faccia dietro le pelli (che ringraziamo di cuore), ed un palco, quello del Velvet appunto, che da sempre fa tremare le ginocchia di ragazzi come me e i miei compari che quel palco l’hanno sempre amato, e tanto.

Pre-concerto che si può riassumere come uno dei più rilassati che mi ricordi, con un lauto pranzo a bouffet, e un lunghissimo momento di svacco e sparatoia di cazzate con amici, consorti e conoscenti, spalmati su un divano come solo le rockstar possono stare.

Il concerto, invece… il concerto è una di quelle cose che poi rischiano di destabilizzarti; primo concerto con intro, e già entrare al buio su un palco immenso, abbracciare lo strumento, aspettare le luci, e partire a suonare, fa sentire cosi meravigliosamente eccitati che la prima canzone va via in un battito d’ali, e poi ci sono suoni, immagini, che non mi stancherò mai di ripetere assomigliano ai ricordi di un sogno, cosi frammentari e indefiniti. Tra tutti, un ponte in “Routine”, con silenzi e attacchi distorti, la cui potenza mi ha fatto venire la pelle d’oca per un bel po’, e Sid con tanto di tavolino e sedia che esegue alla perfezione il ruolo del giornalista televisivo.

Un concerto, e lo dico penso per la prima volta nella mia vita, veramente perfetto, senza un minimo scazzo o sbavatura, potente e preciso, che ci ha visto raccogliere i complimenti da parecchie persone, tra cui i fonici, che di solito sono sempre restii a sbottonarsi.

Certe pagine del Diario di Bordo dei MuMble, non penso abbiamo bisogno di troppe righe, perchè quando si scende dal palco sudati, stremati, ma contenti e soddisfatti per un lavoro che dura mesi e si esaurisce in 35 minuti, penso che valgano di più le cose dette con la musica, che quelle scritte in una pagina di diario.

Grazie di cuore a tutti i presenti, grazie al Velvet, ai MuMble, alle nostre donne, ed ancora ad Andrea per aver avuto la pazienza e la passione di averci seguito in questa avventura!

Cesto

Concerto Fogheraccia in Pomposa, 18-03-’10

23 marzo 2010

Ci sono luoghi e situazioni che per un motivo o per l’altro risultano “mitici” per certi gruppi di persone; una discoteca, un locale in generale, un giorno preciso dell’anno… Insomma, eventi e luoghi che entrano di diritto nell’immaginario collettivo di molte persone, eventi e luoghi dove un gruppo musicale pur di suonare farebbe carte false. A Rimini, esiste la Fogheraccia, di felliniana memoria, ed esistono due posti dove godersela: il 90% della gente va al porto, il restante 10% va nei luoghi vicini a casa sua. Di quel 10%, la totalità delle persone a cui un concerto dei MuMble potrebbe interessare se ne va in Casa Pomposa, un centro giovani, IL centro giovani di Rimini.

I MuMble, non sono mai riusciti a suonarci, almeno per la Fogheraccia, almeno fino a una settimana fa.

Sostanzialmente, si tratta di un concerto sotto di un portico, con cani, bellissimi, che ti annusano caviglie e pedaliera mentre fai la prova suoni (ciao Machine, ovvero la cagnona che ho personalmente eletto fan numero uno dei MuMble), con l’odore di alcol, fumo, legna, salsiccia, patate e piada, che si amalgama in un unico indistinguibile profumo. La gente si divide tra chi guarda il fuoco, chi tenta di accendere il fuoco, chi da consigli sul come accendere il fuoco, chi scuote la testa pensando che non si riuscirà ad accendere il fuoco, chi mangia, chi beve, chi ascolta i gruppi ed ogni tanto, per scaldarsi, va a contemplare il fuoco. Il concerto, come atto musicale in se per se, passa in secondo piano, anche se sul palco in verità ci si diverte come se si stesse suonando in una sala prove con decine di persone che ti ascoltano, ed allora Sid si diverte a prendersi degli stacchi dalle canzoni senza dire niente a noi, che però bravissimi come sempre riusciamo a cavarci gli zampetti, sempre Sid annusa le parti basse di Mario durante una canzone, ancora Sid riesce a scordarmi il basso, farmi sbagliare e tirarmi il microfono quasi nei denti, ma c’è da dire che quando fa cosi vuol dire che è preso bene, e quindi il gioco vale ampiamente la candela.

Le canzoni vanno via che è un piacere, tra una cazzata detta ed una fatta, e poco importa se i suoni non sono perfetti, poco importa se non ci si riesce a muovere, e poco importa se a fine serata si puzzerà come dei carboni ardenti, l’importante è aver fatto finalmente un live in onore della Segavecia, in Casa Poposa!

E questa pagina del Diario di Bordo dei MuMble, scritta cosi di fretta e assolutamente senza badare a voler essere una pagina “importante”, rispecchia l’animo festaiolo, antico, caratteristico, ma sostanzialmente felliniano, e quindi “importante”, del suonare in certe occasioni.

Cesto

Concerto Rio Grande – 04-03-’10

8 marzo 2010

Per chi suona da qualche anno, certe strane geometrie astrali riguardanti il panorama live si sistemano buone e tranquille nel bagaglio delle “cose inspiegabili”, e se ne stanno li senza che si voglia per forza capire perché esistano. Una di queste misteriose verità è anche, più o meno, una formula matematica: quante più date salterai per imprevisti, contrattempi e malattie, quante più ne farai in un lasso di tempo brevissimo.

E cosi, eccomi a parlarvi del primo concerto di quattro esibizioni, concentrate tutte in un mese, cosa che neanche Tom Yorke… Stasera Rio Grande, che forse conoscerete per averci demolito costantemente il fegato a suon di Qualcosina Party. A sto giro, però, niente alcool a fiumi, ma soltanto una gara di band, che ci vedrà super partes a suonare come Headliner, fuori concorso. Il tutto, organizzato da ragazzi più giovani di noi, fattore che unito alla presenza, sul palco, di gruppi formati da ragazzi più giovani di noi (seguiti a loro volta da gruppi di amici nei quali militano ragazzi più giovani dei nostri amici, e quindi di noi), ci fa pensare che:

a) siamo vecchi

b) siamo vecchi

c) ormai mal sopportiamo certe situazioni dove ci sono quasi soltanto ragazzi più giovani di noi perché…

d) …siamo vecchi

A parte questa piccola parentesi, il clima è simpatico, sia degli altri gruppi, sia degli organizzatori. Ormai è strano iniziare a sentire la tensione di un live solamente a pochi istanti dal momento della salita sul palcoscenico, ma per certi concerti è cosi. Si cazzeggia, si cammina, e ci si concentra sul palco: come si esce, come ci si sente. La cena è a base di pizza e cazzate, vero marchio di fabbrica mumblesco, mentre si guarda con un po’ di perplessità l’età media della tavolata di fianco (70 anni), e l’età media della tavolata degli altri gruppi (18 – 19 anni). Noi, nel mezzo, a fare da spartiacque.

I gruppi iniziano a suonare: questa sera il cartellone prevede, in pieno stile “grandi classici delle band giovanili” un gruppo punk, contro un gruppo nu-metal (anche se ormai, si dovrebbe dire ‘90\nu-metal). I gruppi suonano, noi ci scaldiamo. Stasera l’entrata sarà trionfale; tutti sul palco con maschere di animali: il coniglio\Luca, l’elefante\Mario, il cane\Sid, ed il maiale\Cesto, giusto per gradire. Tutti noi MuMbLe abbiamo una grande voglia di live, e lo si capisce subito, a partire dalla prima canzone in scaletta: “Non Sono Reale”, che apre con il tiro giusto le danze. Siamo in vena di divertimento, e tutti quanti diamo il meglio con cazzate e scherzi sul palco, Sid intrattiene un simpatico siparietto con un altra persona megafono-munita, io faccio battute sparse e che, udite udite, riescono anche a far divertire i miei soci, che di solito tentano sempre, giustamente, di limitare la mia sparacazzutaggine.

Il concerto finisce con una chicca, una canzone messa su appena due settimane prima (e per i tempi dei MuMbLe, vi posso garantire che è poco poco), canzone di cui non sono ancora sicuro di aver capito il titolo, che però posso azzardare sia “Sottane”.

Un bel concerto, tirato e funkeggiante, che però serve solo a farci scaldare e a riprendere la mano con i live in vista di un fine marzo all’insegna dei grandi palchi, fra tutti il Velvet con il suo Festival dei Sotterranei, che ci vedrà in un’inedita veste. Volete sapere quale? Non ve lo dico, cosi vi toccherà presenziare!

Si ringraziano organizzatori e gruppi presenti al Rio Grande, e personalmente ringrazio anche a nome dei MuMbLe i coniugi Virgilio per la presenza ed il supporto!

Cesto

Concerto M.E.I. – Faenza 29-11-’09

30 novembre 2009

Quindici minuti. Quanto durano? Einstein, per spiegare la relatività, usò questa metafora: “se siete seduti di fianco ad una bella donzella, il tempo sembrerà volare, ma se siete seduti su un termosifone bollente, pochi secondi sembreranno un’eternità”.

Ecco. Quindici minuti passati su di un palco al M.E.I. di Faenza volano. I quindici minuti prima, non passano mai. Se poi hai appena firmato un contratto di promozione musicale con una realtà unica nel suo genere, lavorerà per fare in modo che la tua musica arrivi a molte paia di orecchie, e la suddetta realtà è in pompa magna sotto al palco ad ascoltarti, i quindici minuti prima del concerto saranno ancora più lunghi e pieni di tensione, e i seguenti quindici minuti di concerto saranno esponenzialmente più corti. Ed in quei quindici minuti di concerto può succedere che fai le tre canzoni che rappresentano il tuo sound; il vecchio, il nuovo, il diverso (“Fuga”, “Giornalista”, “Non Sono Reale”), può succedere che rischi di schiantarti a terra inciampando su una spia, può succedere che Sid faccia un salto all’indietro proprio mentre li di dietro ci sei tu che stai suonando, e che quindi devi parare il cantante volante con la spalla, può succedere che Luca non senta in spia il tuo basso, e per non sbagliare un attacco semplicemente guardi quando inizi a muovere le dita, e può succedere che Mario si metta in posizione MarioMetallo, può succedere che le nostre ragazze ci regalino delle spillette MuMblesche, e può succedere, alla fine, che il concerto sia piaciuto, che la gente abbia apprezzato, ed abbia pure ballato. Insomma, quindici minuti, per veloci che siano, riescono anche a riempirsi di cose da raccontare. E se voi vi siete presi quindici minuti per leggere il Diario di Bordo dei MuMble, vuol dire che probabilmente vi farà piacere sapere che i quindici minuti che vi ho raccontato sono esistiti grazie al fatto che i MuMble hanno vinto il concorso musicale promosso da Almost Famous, vincendo un contratto proprio con la Almost Famous, la bellissima realtà di cui accennavo poco fa. Insomma, i vostri alfieri del Funk preferiti si apprestano ad iniziare un percorso che si spera porterà novità e belle notizie.

Tornando alla giornata del concerto, si potrebbe anche raccontare che in strada abbiamo incrociato Red Canzian (bassista dei Pooh) in un autogrill, che Sid si è dimenticato il megafono (e noi gliel’abbiamo menata per tutta la giornata), che Luca ha fatto outing andando nel bagno riservato alle donne, che abbiamo conosciuto Pierro, che sempre Luca si è riuscito a mangiare una piada con salame, lasagne, patatine e vino rosso. Una giornata piena, insomma, una giornata MuMblesca, che ci ha fatto gettare un occhio al futuro, verso chissà quali lidi, chissà quali concerti, chissà quali quindici minuti di tensione, ai quali seguiranno sempre altri quindici minuti (ma si spera anche qualche ora) di concerto, ben più esaltanti e veloci.

Ora come ora, noi MuMble ringraziamo di cuore Almost Famous, promettendo di far muovere sempre più culetti bisognosi di Funk-Rock!

See Ya!

Cesto

Registrazione video “Giornalista” 21-10-’09

22 ottobre 2009

Paginetta di Diario di Bordo un un po’ particolare questa, sicuramente speciale. Vi parlerò infatti della registrazione del primo video ufficiale dei vostri MuMble. Esatto, dopo ormai sei anni di onorata carriera era giunta finalmente l’ora di mettere su pellicola le nostre quattro belle facce, e quale quindi occasione migliore dell’uscita imminente su tutti i negozi digitali del nostro EP “Please, mind the Funk”?
Dopo una lunga gestazione, fatta di idee, tante idee, e successivamente di tante prese di coscienza che certe idee sono un pochino irrealizzabili, i vostri alfieri del Funk preferiti hanno deciso di registrare il video di “Giornalista”. Dove? In una location storica per qualsiasi ragazzo riminese: il Velvet, che non finiremo mai di ringraziare.
Dovete sapere che organizzare la ripresa di un video non è facile, se non si è del mestiere: luci, comparse, tema del video, sono tutte cose che uno in vita non fa abitualmente; potrete quindi capire il nostro stato d’animo la sera prima delle riprese, un misto tra eccitazione ed agitazione, nella speranza di riuscire a fare tutto in un giorno, visto anche il poco budget a disposizione, all’incirca zero Euro.
L’arrivo è previsto alle ore 20.00 in un freddo e buio Velvet, si lavorerà nella piccola sala Vertigo, meno dispersiva della sala grande. Siamo quasi tutti puntuali, noi e le comparse, in poco tempo si forma un capannello di una trentina di persone: chi monta i fari, chi monta la strumentazione, chi monta il tavolo con le cibarie, chi smonta un pannello che poi non riusciremo a rimettere su. La gente, nostri amici, si dimostra subito curiosa, penso sia affascinante vedere un gruppo di amici girare un video, ancora di più se in un posto cosi riminese e cosi “tuo”. L’aria che si respira è infatti ben presto quella di una immensa festa. Mentre si finiscono i preparativi tecnici, do qualche indicazione alle comparse, invito a prendere parte al banchetto, unica busta paga per chi ci aiuterà durante la serata, e con Mario Luca e Sid definisco le ultime piccolezze da far fare alle comparse. Alle ore 21.00 si inizia la ripresa dei cori finali, decisione presa per rendere poi comparse ed amici liberi di andare a casa. Semplicemente fantastico far fare giochini di training teatrale a venti persone per riscaldarli e caricarli, e poi saltare come un demente per far loro ballare il playback della canzone. Vengono fatti parecchi takes, viene chiesto di divertirsi, la gente apprezza e balla, ride, poga. Sono tutti bellissimi. La seconda parte del video comprende takes di singole persone, o di piccoli gruppetti, che cantano il ritornello. Vedo i nostri amici, le nostre ragazze, i cani dei nostri amici, alle prese con la telecamera, e con una mia canzone, la sensazione è strana, bella. Batta con la faccia incazzata è semplicemente favoloso, il cane di Fluke anche. Visto che ci sono, non posso che menzionare le nostre donne, semplicemente splendide: grazie Silvia, Isa, Laura e Claudia!

Finito con le comparse, tocca a noi. Io sfoggio un completo giacca e pantaloni blu, con camicia bordò e una meravigliosa cravatta giallo-arancione a fantasia, Mario per un’ora si cava la giacca, si rimette la giacca, si rileva la giacca, si rimette la giacca, fino a quando l’Isa non gli urla con tutto il suo amore “Tienila!” e lui smette di sfilarsela. Luca sembra uscito da un disco di punk californiano, Sid sembra un giornalista assoldato al Rock. La Rosy ci trucca. Via col Playback. Ripetiamo gli stessi movimenti per una, due, tre, quattro, dieci, mille volte, ogni volta sforzandoci si non sembrare dei coglioni che fanno finta di suonare. L’impresa è ardua. Iniziamo a sudare. Teo, il regista, e Vera, l’aiuto regista, ci danno consigli e suggerimenti. Sudati e stremati finiamo finalmente le riprese con gli strumenti in mano, mentre in cucina inizia la disperata caccia ad un gatto entrato chissà come e rimasto intrappolato tra non so cosa.

Ultime riprese nei bagni, con noi intenti a prepararci allo specchio per un’uscita a sorpresa, e successivamente in stile Simpsons mentre ci gettiamo su un divano. Sembreremo divertiti, in realtà ci siamo fatti tutti un male cane.

Sono ormai le due di mattina. Vorremmo tutti andare a casa a dormire, ma dobbiamo smontare tutto, montare (ehm) tutto, pulire il tutto. Nel frattempo, tra cucina e sala, si svolge l’allegra battuta di caccia al gattino, che scappa, miagola, non si fa prendere. Vi ci corrono dietro in tanti, alla fine solo l’impavida Isa riuscirà a raccattarlo, e a spedirlo nella sconfinata natura di Sant’Aquilina City. Alle tre meno venti, sono finalmente in macchina direzione casa.

Penso che questa volta più di tutte, solo chi c’era potrà capire le emozioni di queste righe, vedere della gente cosi attaccata alle cose che fai, cosi desideriosa di prendere parte ad un video della tua creatura, è bellissimo, e noi MuMble non finiremo mai di ringraziare uno ad uno le persone che ieri sera erano li con noi. Un grazie immenso anche agli operatori, Teo e Vera, ed ai loro collaboratori; siamo sicuri che in fase di montaggio farete un lavorone, e siamo sicuri che sarà il più bel video della storia dell’Alternative Funk Rock!

Grazie a tutti.

Cesto

Concerto Centr’arti – San Marino 11-09-’09

15 settembre 2009

Benvenuti.
Si, lo so, se è da un pò di tempo che seguite i MuMble, sarete abituati a leggere il diario di bordo dei concerti dei vostri quattro musici, ma come potrete ben vedere anche da soli (perchè lo so che in fondo siete dei furboni e ve ne siete accorti) questo raccontino è il primo ospitato in questa bella paginona, di questo bel sitone nuovo nuovo di pacca. Siamo già arrivati alla terza edizione del sito mumblesco, gli anni passano, e questo è, a mio avviso, il più azzeccato dei siti che un gruppo musicale potrebbe volere: poche cose, messe da Dio.
Bando alle ciance, quindi, eccomi a raccontarvi di un simpatico concerto in terra straniera, ovvero, la felice terra delle libertà, nota ai più per le sigarette a basso costo e il segreto bancario (ma ancora per poco).
Il luogo è il Centr’arti, un centro cultural-ricreativo che avrebbe tante potenzialità se non fosse sito nel bel mezzo di una zona industriale. Con noi, stasera, ci saranno i Bonjour Fine-ass, band capitanata da amici e amiche. Si arriva un pò tutti alla spicciolata, e alla spicciolata si monta il micropalco, razionalizzando il meglio possibile il poco spazio a disposizione. Un grazie da parte mia va ad Elio, bassista dei Bonjour, che mi mette a disposizione tutta la sua strumentazione, basso escluso, per permettermi di non demolire ulteriormente la mia spalla già messa male a causa di uno slittino estivo (vuoi sapere cosa ho fatto? Chiedimi come! Vuoi sapere come chiedermi come? Improvvisa!) Suonare con un gruppo di amici riesce a rilassare tanto, e si spara allegramente cazzate fino alla prova suoni. Prova suoni che vede i MuMble improvvisare a cappella “twist ‘n shout”, non chiedeteci il perchè.
Sempre alla spicciolata arriva anche il pubblico, mentre noi musicisti ci strafoghiamo di cous cous e piadina. Iniziano a suonare i BonJour, che regalano un ottimo cocktail di Rock e pezzi ballabili, brava Rosy e soci! Tocca quindi a noi, che dopo tanto tempo riproponiamo canzoni come “Deeper Underground” e soprattutto “Fuoco Perpetuo”. Il palco risponde in maniera diversa a noi quattro: c’è chi entra subito in serata, e chi ci entra dopo, fattostà che io sparo cazzate come i vecchi tempi, e Mario verso fine concerto prende la posizione sopranominata da Sid “MarioMetallo”. Impagabile. Mezz’ora buona di musica, ed il cocerto finisce. Applausi, pacche sulle spalle, una birretta e si smonta.
Serata forse non delle migliori, ma comunque serata che serve a oliare i meccanismi del Live persi durante un lungo inverno di quasi totale inattività.
Alla prossima!

Ah, visto che siete dei furboni, avrete potuto sicuramente notare che da oggi potete anche commentare il diario di bordo: ebbene, fatelo!

Cesto